Il mercato italiano delle Smart City vale 1,03 miliardi di euro, con mobilità intelligente, illuminazione pubblica, monitoraggio ambientale e del territorio come aree principali di investimento.
La ricerca dell’Osservatorio Smart City del Politecnico di Milano fotografa l’andamento di un settore cruciale per l’innovazione del nostro Paese.

Matteo Risi, direttore dell’Osservatorio Smart City del Poltecnico di Milano
Secondo l’indagine presentata oggi, 5 maggio, tra il 2023 e il 2025, i fondi PNRR sono stati utilizzati dal 76% dei Comuni per iniziative di Smart City, una quota che si alza all’84% per gli enti locali con meno di 5.000 abitanti.
L’imminente scadenza del Piano pone una sfida di sostenibilità economica: l’85% delle amministrazioni locali cercherà nuovi bandi regionali, nazionali o europei, il 49% utilizzerà maggiormente le risorse interne dell’ente, mentre un Comune su cinque (22%) non ha una strategia post PNRR.
Nonostante l’incertezza economica, i Comuni hanno in programma di continuare a investire nel biennio 2026-2027: il 69% in sicurezza, il 67% in comunità energetiche rinnovabili) e il 56% in servizi al cittadino.
Le due aree principali di investimento sono la mobilità intelligente (circa 220 milioni di euro, senza considerare le soluzioni di sharing mobility e mobilità elettrica) e l’illuminazione pubblica (circa 200 milioni di euro).
I settori che crescono di più sono lo Smart Government (85 milioni di euro, +13%), il monitoraggio ambientale e del territorio (circa 120 milioni di euro, + 10%) e i progetti di sicurezza e sorveglianza (102 milioni di euro, +7%).
L’Intelligenza Artificiale si inserisce come strumento capace di colmare gap di competenze e ottimizzare i processi.
Oggi è già adottata solo dal 7% dei Comuni, ma le prospettive di crescita sono ben superiori a quelle delle altre tecnologie: il 18% pianifica di adottarla nel 2026, il 34% dal 2027 in poi.
In questo scenario, come ecosistema chiave per l’innovazione urbana si afferma la “Smart Land”: un territorio coeso e interconnesso che condivide standard e infrastrutture per massimizzare l’impatto degli investimenti. Circa metà dei comuni ritiene le regioni gli enti capaci di coordinare territori diversi, il 48% vuole collaborare con altri enti locali in futuro, ma ad oggi solo uno su otto partecipa attivamente a una Smart Land. E un ruolo fondamentale è rappresentato dal privato: per il 72% dei comuni project financing e Partnership Pubblico-Private possono contribuire a nuovi progetti e il 29% degli enti vuole sfruttare questi strumenti finanziari.
«L’AI porta nelle amministrazioni una capacità inedita: non si limita ad elaborare dati e restituire analisi, ma è in grado di tradurli autonomamente in raccomandazioni operative, decisioni e azioni», spiega Matteo Risi, direttore dell’Osservatorio Smart City-. Per un comune, questo si traduce in un ampliamento concreto delle possibilità operative: ottimizzare l’allocazione delle risorse, personalizzare i servizi ai cittadini, anticipare criticità prima che si manifestino o rendere più efficienti processi amministrativi ad alta intensità manuale. La vera sfida dell’AI non è tecnologica, ma di sistema. Serve etica, competenze e regole condivise, ma anche attenzione alla sostenibilità fisica: il consumo di energia, acqua e suolo dei data center necessari per alimentarla è una contraddizione che le città Smart non possono più eludere. Una regia consapevole deve saper leggere queste tensioni, integrando l’ambizione digitale con la tutela delle risorse del territorio».



