Ricarica pubblica: arrivano a 88.368 i punti installati a settembre

by Davide

Al 30 settembre 2026 in Italia risultano installati 88.368 punti di ricarica a uso pubblico, con un incremento di 18.096 unità rispetto allo stesso periodo del 2025.

È quanto emerge dalle ultime rilevazioni di Motus-E, che fotografano una rete in continua espansione e un progressivo aumento della disponibilità di infrastrutture ad alta potenza. Quasi il 30% dei punti installati negli ultimi 12 mesi è infatti di tipo veloce o ultraveloce.

Resta da completare il collegamento alla rete elettrica di una parte delle infrastrutture realizzate: il 12,3% dei punti di ricarica installati dagli operatori è ancora in attesa di connessione da parte dei distributori locali. Il dato è comunque in miglioramento rispetto alla media del 14,9% registrata nel 2025.

In autostrada i punti di ricarica salgono a 1.569, contro i 1.274 di settembre 2025 e i 1.057 dello stesso mese del 2024. L’85% delle infrastrutture è in corrente continua e il 57% supera i 150 kW di potenza. Più della metà delle aree di servizio autostradali dispone ormai di punti di ricarica.

A livello regionale, la Lombardia mantiene il primato con 18.866 punti, in aumento di 4.624 unità in un anno. Seguono il Piemonte con 9.557 punti (+2.780), il Veneto con 8.646 (+2.238), il Lazio con 8.161 (+714) e l’Emilia-Romagna con 6.951 (+1.462). Tra le province, Milano è al primo posto con 7.710 punti, 2.740 in più rispetto a settembre 2025. Seguono Roma con 6.243 (+362), Torino con 4.688 (+1.613), Napoli con 3.550 (+430) e Brescia con 2.588 (+745).

Il risparmio rispetto ai carburanti

Accanto all’espansione della rete, Motus-E richiama l’attenzione sulla convenienza economica della mobilità elettrica, in particolare nella fase di rialzo dei prezzi dei carburanti. Secondo le stime dell’associazione, considerando una ripartizione delle ricariche pari all’80% in ambito domestico e al 20% presso le infrastrutture pubbliche, percorrere 100 chilometri con un’auto elettrica costa mediamente 5,50 euro, contro gli 11,60 euro di un’auto a benzina e gli 11,50 euro di una diesel. Il confronto non include eventuali abbonamenti e offerte degli operatori.

Per chi ricarica esclusivamente a casa, il costo medio scende a circa 4,50 euro ogni 100 chilometri, con una riduzione di circa il 60% rispetto alla benzina. Anche per chi non dispone di un posto auto e deve affidarsi alla ricarica pubblica, il vantaggio rimane: la spesa media stimata è di 9,40 euro ogni 100 chilometri, il 19% in meno rispetto alla benzina e il 18% rispetto al diesel.

Su una percorrenza annua di 12.000 chilometri, il risparmio energetico rispetto a un’auto a benzina può quindi superare gli 850 euro. Il vantaggio può risultare ancora più significativo considerando il costo totale di possesso del veicolo, o Total cost of ownership (TCO), che comprende anche manutenzione, assicurazione, bollo e valore residuo.

Nel segmento delle citycar, l’analisi di Motus-E stima un risparmio di circa 3.300 euro nell’arco di sei anni rispetto a un modello a benzina, nonostante il maggiore costo iniziale dell’auto elettrica. La simulazione considera una percorrenza di 12.000 chilometri all’anno e una quota di ricarica domestica dell’80%. Il vantaggio può aumentare nei segmenti superiori, anche per effetto dei minori costi di manutenzione.

«I numeri dimostrano che la mobilità elettrica non è solo una scelta per la sostenibilità ambientale, ma un’opportunità concreta di risparmio per famiglie e imprese», osserva il presidente di Motus-E, Fabio Pressi. «Un’opportunità sempre più aperta a tutti grazie a una rete di ricarica ad accesso pubblico che continua a crescere con l’impegno degli operatori della ricarica».

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