di Paolo Quaini
L’autoproduzione di energia da fonte rinnovabile fotovoltaica è ormai una possibilità nota a tutti: si tratti di singolo cittadino, impresa o Pubblica Amministrazione (PA), ciascuno di noi sa che, grazie all’installazione di un impianto fotovoltaico sul proprio tetto, è possibile produrre energia elettrica che copre il proprio fabbisogno elettrico, anche se parzialmente a causa degli spazi disponibili o per la naturale produzione solare che avviene solo in alcune ore del giorno. C’è anche un’energia prodotta e non consumata che viene destinata alla cessione alla rete a condizioni non vantaggiose. Questa seconda parte della preziosa energia rinnovabile prodotta, non va perduta ma viene utilizzata “dal sistema” per contribuire ai fabbisogni limitrofi al produttore, ignaro di questo suo “ruolo sociale”. Se i fabbisogni locali
di energia fossero soddisfatti da produzioni locali, il sistema eviterebbe gli investimenti necessari alla
realizzazione e gestione di infrastrutture per la trasmissione dell’energia tra punti dispersi geograficamente. Però, fintanto che il produttore locale trova poco conveniente la produzione di energia eccedente i propri fabbisogni e non
viene premiato per questo suo “ruolo sociale”, mancano i presupposti per lo sviluppo di nuova capacità locale là dove questa è possibile. Ciò consentirebbe di soddisfare vari “obiettivi di sistema”: quelli ambientali (minori produzioni da
fonti convenzionali fossili), quelli economici e quelli sociali (minore costo complessivo del sistema elettrico).
Sono questi i motivi che hanno portato all’elaborazione della normativa sulla condivisione dell’energia a livello locale:
motivare chi ha disponibilità di spazi, incentivando a produrre energia rinnovabile a livello locale oltre il proprio fabbisogno, per condividere questa energia con altri soggetti dello stesso territorio, impossibilitati a realizzare sistemi di produzione. Si punta in questo modo ad attivare e premiare comportamenti virtuosi di cittadini, imprese e PA in grado di
contribuire agli “obiettivi di sistema” sopra indicati. Per la condivisione di energia da fonti rinnovabili tra pari occorrono due presupposti: (i) la possibilità di produrre localmente energia da fonti rinnovabili, resa ormai possibile e facilmente realizzabile dall’ampia offerta di servizi di realizzazione di impianti fotovoltaici per cittadini, imprese e PA e (ii) meccanismi normativi che permettano di incentivare e rendere vantaggiosa l’extraproduzione di chi ha spazi utilizzabili a questo fine. Sono nate così le configurazioni di Autoconsumo a Distanza che premiano la “condivisione locale dell’energia da fonti rinnovabili tra pari”.
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